Nascere con il cordone intorno al collo.

Cosa significa questa esperienza dalla prospettiva del bambino e cosa sente?

“Zia, sai che certe volte anch’io mi sento che si chiude la gola?”

La mia nipotina di 4 anni mi ha detto questo, ieri mentre le leggevo una fiaba in cui il protagonista era un bambino di 5 anni, timoroso che la sua paura lo facesse scoppiare come un palloncino.

Cloe ha avuto una nascita piuttosto tribolata; anche se non è stata troppo lunga perché è uscita quasi subito dopo le prime spinte, lei aveva il cordone avvolto intorno al collo e con una piega stretta che non permetteva più il passaggio di ossigeno. Quando è uscita non si muoveva e si è temuto per la sua salute ma per fortuna tutto è rientrato nei parametri e senza conseguenze.

Tuttavia le esperienze precoci segnano il nostro cammino a diversi livelli e nei primi mesi dopo la nascita, appena la sua mamma le avvicinava la mano al collo, Cloe iniziava ad agitarsi, la respingeva e scoppiava a piangere. Aveva dei veri e propri flashback della sua nascita, il ricordo del suo corpo era vivido ed è stato provvidenziale fare alcune sessioni di Terapia Neonatale Integrativa per superare ed integrare questa esperienza sopraffacente per la bambina.

L’esperienza è stata integrata a livello fisico e lei si lascia ormai toccare il collo ma da sempre non sopporta i colli alti o stretti delle maglie e tutto ciò che gli si avvolge intorno. Nessuno si era mai accorto che quando la piccola si sente in difficoltà le si chiude la gola. Ciò che invece è sempre stato evidente è che si chiude in se stessa e non parla, anzi si dissocia e non risponde più a nessuna domanda che le si rivolga. Da quando era piccola inoltre si è ammalata spesse volte di bronchite acuta ed era spesso raffreddata, tanto che il primo anno di scuola materna l’ha praticamente passato a casa.

Nascere con il cordone intorno al collo è considerato di routine in ospedale, perché molto raramente implica la salute del bambino e comunque i medici sanno come intervenire per sistemare rapidamente la faccenda, tuttavia non si considera che è un’esperienza veramente traumatico per il bambino, perché la relazione con il suo cordone ombelicale è la prima che egli vive a lungo termine e di cui si fida. E’ un’esperienza che lascia una grande paura dentro al piccolo e spesso questo causa poi malanni ai bronchi e ai polmoni, che sono collegati con l’emozione della paura di non riuscire a prendere fiato.

Il bambino partecipa attivamente alla sua nascita e si aspetta istintivamente di essere sostenuto e incoraggiato dal legame con il suo cordone che gli porta nutrimento e vita ormai da nove mesi; di certo non si aspetterebbe mai di essere abbandonato proprio nel momento in cui ha più bisogno di ossigeno e di forza per tirarsi fuori dai guai. Capita spesso che il cordone venga compresso tra il bimbo ed il corpo della madre mentre esce dal canale, andando in temporanea penuria di ossigeno, ma se si avvolge intorno al collo del piccolo potrebbe diventare troppo corto (dipende dalla lunghezza del cordone ombelicale) trattenendo il bambino mentre tenta di spingersi fuori dal “tunnel”.

L’esperienza di sentirsi trattenuto potrebbe essere vissuta dal bambino come un impedimento a procedere verso la sua volontà istintiva a nascere e togliersi da una situazione scomoda, spingendosi via con le sue gambe. Se il cordone troppo corto stringe la sua gola egli non può respirare e si sentirebbe abbandonato e impaurito. E’ bene conoscere le esperienze precoci vissute dai nostri bimbi durante la nascita, insieme alle impronte che lasciano nel risvolto psicofisico, così saremo in grado di incontrarli nelle loro reali difficoltà. Sostenendoli alla base delle esperienze che hanno segnato la loro sensibilità e le loro sicurezze, essi possono dare un senso alle loro piccole grandi paure perché capiscono da dove arrivano; questo li aiuterà moltissimo a credere in se stessi e nelle loro capacità.

E’ importante iniziare da subito ad integrare le loro esperienze precoci e questi passaggi fanno tanto bene anche ai genitori. Con la mia nipotina ed i suoi genitori abbiamo iniziato già da quando era in grembo alla sua mamma a prepararle un comodo benvenuto, così è stato molto più semplice affrontare l’imprevisto del cordone intorno al collo.

Ieri, quando Cloe mi ha detto quella frase le ho raccontato cosa ha vissuto quando è nata, che ha avuto tanta paura quando il suo cordone girato intorno al collo era diventato corto e la tratteneva mentre voleva uscire dalla pancia della sua mamma; anche se era troppo piccola per ricordarselo, il suo corpo se lo ricorda che si è trovata persa e senza forze, poi la sua mamma e le infermiere l’hanno aiutata a riprendere fiato, liberandola da quella brutta sensazione di chiusura alla gola. Ora le è più facile capire perché le danno tanto fastidio le sciarpe ed ogni cosa che le stringe la gola e che le fanno dire ogni volta “ma mi strozzaaaa!!!”

Era decisamente il momento giusto per parlarne e lei ha compreso perché le si chiude la gola quando si trova in situazioni che per lei sono paurose. D’ora in poi quella sensazione fisica le sarà più famigliare e meno spaventosa. 🙂

E’ giusto dire sempre la verità ai bambini, quando è il momento giusto per farlo. Nel mio caso è stata la mia piccola che mi ha dato lo spunto giusto. Se ascoltiamo i bambini loro sanno sempre quando è il momento giusto e ce lo dicono chiaramente!

Nascita Lotus, rispettosa per il neonato.

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